LA TECNICA D'INDAGINE


Il falso documentale è qualcosa di ben più complesso che il mero esame di un reperto durante il servizio. Ogni volta che ci imbattiamo in un documento, e questo capita innumerevoli volte durante ogni turno di servizio, entrano in gioco molteplici variabili che di volta in volta modificano l'esito del controllo medesimo, anche se effettuato sullo stesso tipo di documento, si è perciò tentato di organizzare le varie fasi suddividendole in quattro gruppi, ogniuno dei quali riveste un'importanza decisiva, ma sempre correlata agli altri, per l'esito finale del nostro operare. I gruppi sono: la stampa (1), i sistemi antifalsificazione (2), i supporti (3) e la filosofia del controllo (4).


1 LA STAMPA

L'individuazione della tecnica di stampa utilizzata per imprimere il carattere grafico su di un documento è il fulcro del controllo, infatti la stragrande maggioranza dei documenti genuini vengono realizzati mediante il processo di stampa litografica piana, altrimenti definita off-set. Esiste poi un limitato numero di documenti genuini realizzati mediante processo di stampa digitale laser (tra quelli europei rammentiamo la carta d'identità romena, la patente di guida e la carta d'identità moldava). I documenti realizzati invece con procedimento di stampa a getto d'inchiostro in quadricromia, altrimenti definito ink-jet, sono gravemente indiziati di falsità, ovvero, se percepiamo all'ingrandimento ottico i caratteristici reflui dello spruzzo in tinta nel contorno del segno grafico, dovremo prestare la dovuta attenzione a tutte le altre caratteristiche che identificheranno quel reperto. Entriamo ora nel dettaglio:


Litografia piana o off-set: è un metodo di stampa indiretta in cui il testo o l'immagine vengono trasferiti dalla matrice ad un cilindro ricoperto da uno strato di gomma e successivamente stampati sul supporto. La stampa offset si basa sul principio della reciproca repulsione di acqua e grasso; è caratterizzata da inchiostrazione regolare e bordi nitidi. Le aree di stampa e non si trovano sullo stesso piano della matrice da stampa. Tra le tecniche di stampa di sicurezza è molto diffuso un altro metodo di stampa indiretta, la stampa tipografica indiretta (talvolta denominata anche offset a secco). In questo caso il testo o l'immagine vengono trasferiti da una matrice da stampa tipografica ad uno strato di gomma. Il risultato è molto simile a quello dell'offset a umido (gli elementi caratteristici della stampa tipografica non sempre sono visibili) e comunque caratterizzano la realizzazione dei documenti genuini.


Getto d'inchiostro o ink-jet in quadricromia: tecnica di stampa in cui si utilizza un tipo di stampante connessa ad un computer che spruzza minuscole gocce di inchiostro liquido sul supporto, dopo di che l'inchiostro penetra a fondo nel supporto. La stampa a getto d'inchiostro può essere usata nei documenti genuini per la l'inserimento della fotografia o in alcuni casi dei dati nei singoli campi. Come assioma questo tipo di stampa non è mai utilizzato nella produzione di fondelli, indicativi dei campi o valori bollati di documenti genuini quindi identificando tale tipo di stampa su parti di un documento destinate a sistemi di sicurezza sarà necessario l'approfondimento della valutazione. A livello mondiale si è invece rilevato l'utilizzo di questa particolare tecnica di stampa in documenti genuini su di alcuni documenti di guida emessi dal Pakistan ed in alcune regioni confinanti dell'India.


Laser: le stampanti laser sono stampanti digitali che funzionano con procedimenti elettrofotografici. Le immagini sono riprodotte sul supporto mediante toner, come nel caso delle fotocopiatrici tradizionali. La stampa laser costituisce una possibile tecnica di implementazione su di un documento genuino di dati anagrafici, fotogramma e firma. Documenti genuini, in campo europeo, integralmente realizzati con metodologia laser sono i documenti di identità ed alcuni di guida rilasciati dalla Repubblica di Romania e di Moldavia. All'ingrandimento di microsopia ottica si evidenziano una serie di segmenti paralleli tra loro.


Stampa a retino: all'ingrandimento di microscopia ottica si evidenziano i punti afferenti le quattro tonalità di colore, si apprezza la differenza rispetto al getto d'inchiostro in quanto i micropunti hanno un aspetto organizzato formando una sorta di reticolo o fiore.


Stampa calcografica: tecnica di stampa in cui l'immagine da stampare è incisa sulla superficie di una matrice da stampa. In primo luogo, si applica sulla matrice un inchiostro denso e altamente pigmentato; le zone della superficie che non sono da stampare (zone senza cavità) sono successivamente ripulite dall'inchiostro. Infine, l'inchiostro che resta nelle parti incise della matrice (l'immagine da stampare) è trasferito sul supporto esercitando una forte pressione. Per effetto della pressione il supporto è spinto nelle cavità della matrice producendo così un rilievo tattile rialzato che può essere riconosciuto con il tatto o con l'applicazione di una luce radente.


Stampa tipografica: tecnica di stampa che prevede matrici in rilievo, come ad esempio tutti i timbri ad umido. Si tratta di una delle tecniche di stampa più antiche. Elementi caratteristici sono depressioni del supporto e un bordo di inchiostro largo e nitido attorno all'immagine stampata, leggermente staccato dalla parte centrale del carattere, il cosiddetto effetto orlo. Nei documenti di sicurezza la stampa tipografica viene spesso utilizzata per stampare numeri sequenziali quali i numeri di serie.


Stampa a subblimazione termica: come le stampanti a trasferimento termico le stampanti a sublimazione sono dotate di un nastro inchiostrato. Il colorante viene portato ad una temperatura predeterminata che ne provoca l’evaporazione e la conseguente diffusione nel supporto. Tale processo di diffusione richiede uno specifico supporto patinato. Il quantitativo di colorante diffuso nel supporto varia in funzione della temperatura. Ciò facilita la produzione di immagini con tonalità continue.


Stampa a trasferimento termico: tecnica di stampa che utilizza un nastro sensibile al calore contenente inchiostro a base di cera o resina. Una data zona del nastro inchiostrato colorato viene riscaldata in modo da permettere all'inchiostro così dissolto di essere trasferito interamente dal nastro al supporto. Modulando il riscaldamento si può variare la dimensione dell’area inchiostrata trasferita. I mezzi toni vengono creati mediante retinatura. Il trasferimento di uno strato omogeneo di colore crea punti o aree con contorni netti. Possono essere utilizzati anche nastri inchiostrati speciali, p.e. con pigmenti metallici.


Stampa ad aghi: una stampante ad aghi o a matrice di punti è un tipo di stampante per computer che, analogamente alle macchine da scrivere, produce una stampa ad impatto, ossia la matrice batte su un nastro inchiostrato. Diversamente da una macchina da scrivere, le lettere provengono da una matrice a punti, il che permette di riprodurre caratteri variabili.


Stampa iridescente: denominata anche stampa "split duct" (gradiente cromatico), questa tecnica di colorazione utilizzata nella stampa offset serve a proteggere i documenti di sicurezza dalla selezione cromatica e dalla copiatura mediante una tenue fusione dei colori che si traduce in una variazione cromatica graduale dei tratti stampati.


Stampa di fondo: denominata fondello noirmalmente realizzata con procedimento di stampa off-set.


2 I SISTEMI ANTIFALSIFICAZIONE

La necessità di rendere più sicuri i documenti proteggendoli dai tentativi di riproduzione ha spinto i vari Stati ad acquistare tecnologia con la quale equipaggiare le proprie produzioni. Va da sé che l'impegno economico sostenuto dalle nazioni darà una risposta correlata al transito dei dati che verranno forniti ai vari Enti preposti al controllo. Non è perciò utile il sistema se non verrà comunicato il tipo di controllo a cui dovrà essere sottoposto quel preciso documento. Entriamo ora nel dettaglio:


Codice a barre mono e bidimensionale: sono informazioni a lettura ottica. I codici a barre immagazzinano dati lungo e tra linee (barre) parallele stampate per la cattura ottica dei dati. Il codice a barre 2D (codice a barre bidimensionale) immagazzina dati su due dimensioni e può pertanto contenere molte più informazioni rispetto al codice a barre 1D.


Sistemi otticamente variabili o O.V.D.: sono sistemi che vengono applicati od inseriti su supporti cartacei e plastici e, che se colpiti dalla luce restituiscono al nostro occhio un immagini che si modificherà nel tratto e/o nel colore, a seconda dell'angolo di inclinazione del reperto rispetto alla luce irradiata.


Microscrittura, ministampa, microstampa, nanostampa: sono linee o motivi costituiti da minuscole lettere o numeri quasi impercettibili ad occhio nudo; nei documenti spesso formano le linee per la scrittura. Ministampa e microstampa vengono usate anche come elementi di sicurezza della stampa di fondo, la ministampa può essere percepita ad occhio nudo (meglio se ingrandita), la microstampa richiede spesso un ingrandimento minimo, per esempio con una lente di ingrandimento usata dai gioiellieri o con un lentino contafili (in uso ai tipografi), la nanostampa richiede sempre l'uso di un forte ingrandimento, per esempio tramite un microscopio. I metodi di riproduzione tradizionali spesso non consentono di ottenere una microstampa ben definita. Pertanto nei documenti falsificati la microstampa è di solito illeggibile. Con le tecniche di riproduzione avanzate è tuttavia possibile ottenere risultati di ministampa e microstampa di alto livello.


Motivo antiscansione/anticopia: sono sistemi che vengono applicati od inseriti su supporti cartacei e plastici e, che se colpiti dalla luce restituiscono al nostro occhio un immagine che si modificherà nel tratto e/o nel colore, a seconda dell'angolo di inclinazione del reperto rispetto alla luce irradiata.


Goffratura in rilievo talvolta denominata anche goffratura cieca: impressione di immagini o testo incolori. La goffratura in rilievo o cieca comporta l'impressione ad alta pressione di lettere, motivi e altre figure. Viene utilizzata sulle pellicole antifalsificazione.


Calcografia: tecnica di stampa in cui l'immagine da stampare è incisa sulla superficie di una matrice da stampa. In primo luogo, si applica sulla matrice un inchiostro denso e altamente pigmentato; le zone della superficie che non sono da stampare (zone senza cavità) sono successivamente ripulite dall'inchiostro. Infine, l'inchiostro che resta nelle parti incise della matrice (l'immagine da stampare) è trasferito al supporto esercitando una forte pressione. Per effetto della pressione il supporto è spinto nelle cavità della matrice producendo così un rilievo tattile rialzato che può essere riconosciuto con luce radente.


Inchiostri U.V.: sono inchiostri speciali che reagiscono all'irradiazione ultravioletta (lampada di Wood) fornedo all'esame diretto una fluorescenza del tratto, che può essere monocromatica o policromatica. Normalmente gli inchiostri di sicurezza utilizzati sui documenti reagiscono all'irradiazione con luce di lunghezza pari ai 366 nmt (banda lunga) o di lunghezza pari ai 255 nmt. (banda corta). Si possono rilevare reazioni inserite anche nei film plastici di sicurezza.


Inchiostri I.R. sono inchiostri speciali che restano visibili anche all'esame della camera all'infrarosso, sono utilizzati ad esempio per imprimere i codici I.C.A.O. per poter essere recepiti in automatico da un sistema O.C.R..


Filo di sicurezza: striscia sottile (di materiale plastico, metallico o di altro tipo) integrata nel supporto durante il processo di fabbricazione quale elemento di sicurezza aggiuntivo. Esistono molti tipi di fili di sicurezza: da strisce in laminato polimerico, metallizzate, colorate e con microstampa a fili estremamente complessi con proprietà di lettura ottica. Il filo di sicurezza può essere completamente incorporato nel supporto o essere applicato parzialmente sopra il stesso con effetto finestra; per questo motivo è talvolta denominato filo finestrato. Sottile striscia di materiale plastico, metallico o di altro tipo integrata o parzialmente integrata nel supporto durante il processo di produzione della carta; emette fluorescenza se esposta ai raggi U.V.. Tale reazione può essere anche policroma.


Microchip a contatto: circuito integrato (microchip) per la memorizzazione e l'elaborazione di dati, incorporato per esempio nelle carte d'identità. Il dispositivo elettronico di sicurezza contiene per esempio i dati personali: nome e cognome, data di nascita, luogo di nascita, autorità di emissione e versione digitale della fotografia del titolare. Una carta d'identità con microchip a contatto deve essere inserita in un apposito lettore in quanto le informazioni ivi memorizzate sono leggibili solo attraverso il contatto con connettori elettrici. Le parti visibili del modulo chip sono i caratteristici contatti dorati.


Microchip senza contatto: circuito integrato (microchip) incorporato per esempio in passaporti, carte d'identità e permessi di soggiorno biometrici per la memorizzazione e l'elaborazione di dati. Il microchip, non visibile nella maggior parte dei documenti, comunica con il lettore della carta attraverso onde elettromagnetiche (identificazione a radiofrequenza (RFID). Per avviare la trasmissione è necessaria la prossimità al lettore. I passaporti biometrici o elettronici hanno un microchip senza contatto (o di prossimità) incorporato. Esso viene integrato nel documento di viaggio in vari modi. Può essere incorporato in una pellicola di sicurezza spessa e trasparente, nella copertina del documento, o in una particolare pagina di policarbonato. Ai fini della sicurezza dei dati si applica un controllo di accesso di base - il microchip senza contatto può essere decodificato dal lettore solo dopo essere stato sbloccato con un codice PIN convalidato - nonché un controllo di accesso esteso (autenticazione del terminale) nella zona a lettura ottica (MRZ) del documento; lo scambio dei dati è protetto mediante un protocollo codificato PKI (Public Key Infrastructure).


Inchiostro otticamente variabile: inchiostro da stampa contenente pigmenti otticamente variabili che producono notevoli variazioni di colore (decisi cambiamenti di tonalità) a seconda dell'angolo di osservazione o della luce. Gli inchiostri otticamente variabili sono composti da microparticelle multistrato immerse in un inchiostro trasparente. Le particelle di pigmento sono microscopici dispositivi ottici selettivi delle frequenze luminose (filtri interferenziali).


Pellicola di sicurezza: pellicola plastica applicata sulla pagina dei dati anagrafici mediante pressione, sia a caldo che a freddo, per proteggere i dati dalle alterazioni. Le pellicole plastiche di sicurezza possono essere implementate con altri sistemi specifici.


3 I SUPPORTI

Il supporto è il materiale utilizzato per la creazione del documento, anche questo particolare dovrà essere valutato con la dovuta attenzione perchè anch'esso molto potrà dirci sull'origine del reperto. I supporti sono così definiti:


Carta fotografica: è un supporto cartaceo rivestito con sostanze chimiche fotosensibili. (Da non confondere con la carta da stampa con patinatura speciale per metodi di stampa a getto d'inchiostro o laser di alta qualità (fotografia digitale), anch'essa comunemente denominata carta fotografica).


Fibre sintetiche: sono la componente principale di alcune carte speciali; rendono la carta molto durevole e resistente (esempio: la vecchia patente tedesca (pieghevole, di colore rosa). Da non confondere con le fibre colorate, che non incidono sulle proprietà meccaniche della carta.


Filigrana: immagine, testo o motivo incorporato durante il processo di produzione della carta attraverso una deposizione differenziata delle fibre; comporta uno spessore variabile della carta. La filigrana può essere osservata con luce trasmessa. Laddove la carta è più sottile la luce è più intensa e l'immagine più chiara; dove la carta è più spessa, l'immagine è più scura. La filigrana non dovrebbe essere visibile ai raggi UV.

Si distinguono vari tipi di filigrana:


filigrana monolineare in chiaro o in scuro, la diversificazione è data dal fatto che il simbolo grafico inserito sia chiaro o scuro;


filigrana bitonale in chiaro o in scuro, la diversificazione è data dal fatto che il simbolo grafico sia in due toni in chiaro o scuro;


filigrana multitonale denominata anche in basso rilievo, in quanto vengono utilizzate molteplici sfumature e quindi spessori del supporto.


hi-lites fluorescenti piccolissime particelle fluorescenti inserite nell'impasto della carta semisolido ed utilizzate anche quale sistemi di sicurezza, sono visibili all'irradiazione U.V..


Fibre fluorescenti: fibre con proprietà fluorescenti che vengono inserite nell'impasto semisolido della carta, vengono anche definite fibrille o pagliuzze, possono essere visibili (colorate) od invisibili all'irradiazione con luce normale, entrambe sono visibili all'irradiazione U.V..


Piastrine fluorescenti piccoli dischi colorati con proprietà fluorescenti che vengono inserite nell'impasto semisolido della carta, vengono anche definite fibrille o pagliuzze, possono essere visibili (colorate) od invisibili all'irradiazione con luce normale, entrambe sono visibili all'irradiazione U.V..


P.C.: il policarbonato è un polimero termoplastico con ottime caratteristiche di resistenza. Quando usato come supporto per documenti (pagine dei dati anagrafici o tessere) è composto da vari strati fusi ad alta temperatura. Il policarbonato come supporto per documenti di sicurezza permette di integrare una vasta gamma di elementi di sicurezza speciali, per esempio personalizzazione mediante incisione a laser, fotografia secondaria (fantasma), perforazione mediante laser o immagine laser variabile.


PVC: il polivinilcloruro è un polimero termoplastico trasparente ampiamente usato. Il pvc viene usato in molti documenti. Il policarbonato viene spesso preferito per la stampa di sicurezza e per documenti che hanno una durata più lunga.


Carta di sicurezza o carta valore è un supporto che non contiene azzurranti ottici e quindi rimane scuro all'irradiazione U.V.. Gli azzurranti ottici sono sostanze mescolate alla pasta della carta (costituita principalmente da cellulosa derivata da fibre di legno) per renderla più bianca, questi comportano una luminescenza bluastra all'irradiazione U.V..


Carta a bassa grammatura o carta riciclata è quella utilizzata molto spesso dai falsari, all'aspetto visivo di bianco intenso, se sottoposta ad irradiazione U.V. offre una fluorescenza diffusa dovuta agli sbiancanti chimici utilizzati nella produzione per rimuovere le tracce di inchiostri reflui.


4 LA FILOSOFIA DEL CONTROLLO

Pensiamo a quante volte, nella nostra vita lavorativa, abbiamo avuto tra le mani un documento, a quante e a quali sensazioni questo semplice gesto abbia indotto nella nostra mente e di conseguenza quali esiti diversi si siano determinati negli eventi direttamente ad esso correlati. A volte ho come l’impressione che si instauri un legame quasi esoterico che ci porta a sentire più che a valutare il reperto, anche se in vero questa affermazione nega un poco la radice pragmatico/scientifica del controllo così come da noi organizzato; però, mentre è semplice ad esempio effettuare un controllo di un codice I.C.A.O. essendo prevista la mera applicazione di un algoritmo matematico, risulta invece difficile analizzare le variabili che precedono l’approccio al controllo. Molto spesso, troppo spesso, intervengono tutti quei preconcetti che andranno inevitabilmente a falsare la nostra valutazione. Già, purtroppo è molto semplice venir coinvolti in questo meccanismo perverso e, se pur partendo da assiomi estremizzanti tesi unicamente ad agevolarci nel controllo non si può ne si deve generalizzarne il concetto, citiamo ad esempio la patente di guida card nigeriana di seconda generazione, focalizziamo direttamente la nostra attenzione sul controllo della qualità di stampa del codice a barre monodimensionale, è innegabile che vi siano molti documenti di quel tipo contraffatti, però non è un principio assoluto, per cui vi sono anche patenti card nigeriane genuine. Un conto è valutare scientemente le probabilità che il reperto in esame sia contraffatto, usando l’assioma asetticamente come mero ausilio, un conto è assoggettare la semplice appartenenza all’etnia nigeriana ad una prova di colpevolezza. Non a caso gli Uffici preposti alla valutazione dei reperti e alla stesura delle relazioni ad essi afferenti, molto spesso vengono definiti laboratori ed associati all’indagine forense, il controllo deve avere connotazioni scientifiche, quindi, prima ancora di effettuare qualsiasi elucubrazione dobbiamo imparare a comprendere cosa vogliamo fare, o meglio quale sia il nostro dovere e quale sia la via migliore per portarlo a compimento. Sulla strada, dobbiamo assumere l’atteggiamento mentale di un tecnico di laboratorio, il quale applica le proprie conoscenze in maniera asettica, finalizzando il proprio operato al raggiungimento della conoscenza e a null’altro. Da qui appare ovvio desumere che il vero e pregnante controllo è quello effettuato sulla strada, ovviamente non si può pensare di memorizzare tutti i documenti esistenti, quindi se non siamo dotati di apparecchiature sofisticate che ci permettano di interagire in tempo reale con le banche, dati dovremo crearci una sorta di scaletta di controllo. Il primo preconcetto che dovremo superare è quello relativo alla provenienza, vi è ovviamente la possibilità che un documento contraffatto sia italiano e nella disponibilità di un soggetto italiano, è un macroscopico errore pensare che i documenti contraffatti siano solo quelli stranieri, ci basti pensare che purtroppo deteniamo dei primati -forse mondiali- per quanto concerne il furto di documenti intonsi, parliamo di carte d‘identità, patenti di guida e carte di circolazione, ma soprattutto parliamo di numeri impressionanti; ad esempio in questi giorni mi è capitato di dover acquisire la copia di una denuncia sporta dal responsabile dell’Ufficio provinciale della M.C.T.C. di Pisa il quale asseriva di aver patito il furto ad opera di ignoti di 9000 patenti di guida, 1000 carte di circolazione ed un numero imprecisato di patenti nautiche intonse. Quindi prima ancora di tentare di stabilire un protocollo di controllo bisogna assolutamente disfarci di quei preconcetti che in vero ci accompagnano quotidianamente, non dovremo valutare negativamente il cittadino italiano meridionale, il nigeriano o l’albanese, noi dobbiamo valutare un reperto, sì, anche in relazione al soggetto che ce lo mostra, ma ciò solo ed esclusivamente in relazione alla comparazione delle sue caratteristiche antropometriche rapportate al fotogramma inserito sul documento che ci è stato fornito o all’atteggiamento da questi assunto all’atto del controllo. Bisogna disfarci del pregiudizio brutto-falso bello-genuino e per superarlo ci può essere di aiuto analizzare storicamente l’approccio al controllo di Polizia effettuato prima della nascita del terrorismo, nel nostro Paese. Infatti il terrorismo ha contribuito anche a questo, dove il nemico è occultato tra la gente comune, il controllore non può permettersi di stereotiparne la figura, ma deve affinare le proprie tecniche di indagine e di valutazione. Ma dove nasce l’indagine? Nasce sul territorio, da quel controllo che quotidianamente pongono in essere gli Operatori; come già detto, la mole di dati e di parametri da ricordare e conoscere è veramente notevole e di difficile memorizzazione mnemonica. Ma allora come faccio? Si può paragonare lo stato mentale dell’Operatore durante questa fase del controllo, a quello di un atleta che frequenta una palestra ove si insegnano tecniche di autodifesa: per giorni, mesi e anni egli ripete una certa tecnica da applicare in caso dei vari predeterminati attacchi, l’istruzione è strutturata in modo che dopo un congruo lasso di tempo quell’atleta, se subisse al di fuori della palestra, un attacco non preordinato egli sarebbe in grado di respingerlo irrazionalmente, quindi istintivamente, applicando la tecnica appresa, svincolata da qualsiasi ragionamento razionale che in quel momento rallenterebbe solo l’azione. Per il nostro controllo possiamo utilizzare un’analoga chiave di lettura, per molto tempo il nostro cervello, il nostro computer centrale, incamera dati: durante congressi, corsi, discussioni, nei controlli, milioni di piccoli singoli dati vengono immagazzinati, a volte anche irrazionalmente, e durante quel controllo, quel reperto, ci desterà perplessità, forse non sapremo nemmeno il motivo, ma avvertiremo una nota stonata. Lì entra in gioco il tecnico del controllo che è in noi, e già, perché rammentiamoci sempre che dopo aver presentato una domanda di ammissione ed aver superato un concorso, all’atto dell’assunzione abbiamo scelto di divenire tecnici del controllo e quindi non ci è più concesso di reiterare quella scelta, ora possiamo solo scegliere se essere un buono o cattivo controllore. Allora lì, in mezzo alla strada, tra una miriade di difficoltà è venuto il momento di imparare ad ascoltarci, quella nota stonata dovrà spingerci ad intensificare il controllo, nei particolari, nei sistemi, finalizzandolo alla mera indagine sul reperto, alla valorizzazione della nostra professionalità e alla rivendicazione dell’etica del nostro operare. Però esistono almeno altre due ingerenze emotive che potrebbero intervenire e limitarci in questo nostro controllo, la prima e più problematica è quella relativa al rapporto lavorativo che ci lega alla Pubblica Amministrazione, sia essa dello Stato che decentrata, è ormai cosa acquisita che i nostri datori di lavoro versino in una carenza endemica di fondi, quindi tendenzialmente il nostro operato verrà indirizzato verso quegli interventi che potranno procurare, direttamente o indirettamente, nuove entrate, quindi ovviamente verranno disincentivate tutte quelle azioni e quegli interventi che non saranno finalizzati a far fruire danari nelle casse dell’Amministrazione. La nostra professionalità è di nuovo sollecitata, la nostra Bibbia, l’art. 55 del c.p.p., dove il legislatore ci ricorda esattamente qual’è il NOSTRO DOVERE (qualora l’avessimo dimenticato sarà il caso di ripeterlo: la polizia giudiziaria DEVE, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant'altro possa servire per l'applicazione della legge penale, tali funzioni sono svolte sia dagli Ufficiali che dagli Agenti di Polizia Giudiziaria) ci viene in aiuto, allora nessun dubbio, nessuna esitazione, pur comprendendo che l’intervento di carattere penale in sé non prevede particolari introiti per il nostro datore di lavoro, risulta parimenti evidente che in presenza di un reato i nostri OBBLIGHI sono inequivocabili. Non si possono addurre scusanti di sorta, la domanda di assunzione, il concorso, il codice penale e di procedura penale ed i doveri verso i cittadini –sarebbe forse più appropriato leggerli in maniera inversa- ci indicano chiaramente la strada da seguire, e tutto ciò prima ancora d’aver scritto una sola riga. Il secondo fattore emotivo che spesso entra in gioco è il comportamento del fermato, ipotizziamo infatti di trovarci di fronte ad un conducente con un documento di guida falso, egli è come un tossicodipendente, avrà il suo spacciatore di documenti falsi di fiducia, nel momento in cui il soggetto sottoposto a controllo acquista contezza del nostro intervento, egli tenterà di coinvolgerci in un colloquio teso unicamente ad acquisire quanti più dati possibili relativamente ai parametri di falsità da noi individuati, ciò al fine di fornirli al suo spacciatore, che potrà quindi tentare di migliorare la qualità del prodotto fornito. La nostra professionalità nuovamente ci viene in aiuto, eticamente dovremo mantenere quel distacco essenziale che ci permetterà di gestire al meglio quell’intervento; comunicheremo al soggetto controllato gli estremi della normativa che gli viene contestata, le conseguenze penali che da ciò deriveranno, ma non dovremo in alcun modo accettare il dialogo finalizzato a soddisfare l’interesse del fermato sui parametri del controllo. Tutto questo se fortunatamente il problema sia legato al solo possesso di quel documento, se invece abbiamo scoperchiato un vulcano, se quel soggetto ad esempio fosse ricercato sotto il suo vero nome, il suo comportamento potrebbe essere molto accondiscendente, nel tentativo di individuare il momento a lui più propizio onde potersi sottrarre a quel controllo, con ogni mezzo a sua disposizione. Non possiamo permetterci di sottovalutare queste situazioni, non possiamo pensare che intanto quel soggetto realizzerà che noi non rappresentiamo un vero pericolo per lui, non possiamo permetterci un errore del genere. Egli farà qualsiasi cosa per allontanarsi dal controllo, il suo problema siamo solo noi, poco importa qual è il tipo di divisa che indossiamo, ora il suo problema siamo solo noi quindi, se non riuscirà a fuggire, potrebbe non esitare a porre in essere un comportamento violento finalizzato al suo scopo. Sempre più dobbiamo imparare ad ascoltare i nostri sensi, non esiste un delinquente talmente incallito da non tradire nervosismo, anche se all’apparenza il soggetto mostra calma, il suo corpo non lo supporterà fino in fondo, tremore, sudorazione, difficoltà d’interlocuzione tradiranno nervosismo mal celato, basterà prestare attenzione al nostro intuito. Attenzione, la nostra professionalità dovrà portare al primo posto nella casistica degli eventi la nostra autotutela fisica e giuridica; se durante un controllo sentiamo quel campanello di allarme, allora dobbiamo prestare la massima ATTENZIONE, rammentiamo sempre che un documento falso molto spesso nasconde altri reati, a volte marginali, ma alcune volte estremamente più gravi, che quindi rendono particolarmente pericoloso il soggetto da noi sottoposto al controllo. Non stiamo facendo un gioco a premi, non vinciamo nulla stilando più atti ne siamo in competizione con i Colleghi o con noi stessi per raggiungere tale scopo, non ci resta che applicare quello che abbiamo appreso, prestando particolare attenzione ai movimenti degli occupanti del veicolo, dobbiamo agire con ponderatezza, meglio eccedere nelle precauzioni che nella leggerezza, non bisogna dimenticare che in condizioni di pericolo è essenziale agire come un team anziché abbandonarsi ad estemporanee improvvisazioni. L’esperienza ci insegnerà anche l’importanza di quel primo approccio, di fatto tutto si risolve nei primi trenta secondi dove noi dovremo prendere decisioni fondamentali per il prosieguo del controllo, tentando di mediare sensazioni e pensieri, esperienza ed ipotesi, per trarre in autonomia la decisione più opportuna.